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La Storia

Due torri fanno ala all’ingresso dell’antico nucleo fortificato. Le torri furono costruite sul finire dell’Ottocento in sostituzione dell’antica porta su progetto dell’ing. Giovanni Brusi, il quale si ispirò alle torri dell’Arsenale di Venezia. Come era di moda in quell’epoca, la costruzione presenta forti richiami medievaleggianti ed è piena di merli.

L’organizzazione del territorio, nel Comune di Mordano, si è conservata nei secoli. I romani, al loro insediamento, oltre ventidue secoli fa, eseguirono opere di bonifica, livellazione del terreno e regimentazione delle acque con la costruzione di strade e fossi secondo la trama centuriale.
Trattasi di un reticolo ortogonale (decumano intersecato dal cardo) di limites di circa 715 metri di lato.
I limites erano linee funzionali e catastali di delemitazione che conferiscono al paesaggio un aspetto di ordine geometrico. In Emilia-Romagna il decumano di riferimento è sempre la Via Emilia, il cardo nell’agro imolese è rappresentato dalla Via Selice.

Nelle campagne mordanesi è ancora ben visibile la maglia della centuriazione delimitata dalle strade, fossi e canali di scolo. Il Comune di Mordano coincide pressochè con sei strisce di maglia nel senso dei decumani sette nel senso dei cardini, l’ultima è interrotta ad oriente dal fiume Santerno, il cui tracciato attuale è posteriore al periodo romano. In complesso quarantadue maglie centuriali che conferiscono a questo territorio un assetto distintamente modulare.

Lo Stemma

Lo stemma del Comune di Mordano è stato approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29/10/1952, che reca la seguente descrizione:

Stemma

Stemma

“d’argento al basilisco squamato di verde , illuminato di rosso, mordente una lancia posta in palo con la punta in basso, avente la coda attorcigliata terminante a punta di lancia, passante sulla campagna di verde.
Capo d’argento carico di tre gigli d’oro, al filetto d’azzurro sulla partizione.

Ornamenti esteriori da Comune”.

 IL SIGNIFICATO
“ …omissis… signifìca lo stemma odierno di Mordano, quanto al Basilisco mordente una lancia l’appellazione naturale del luogo da(l) latino “mordeo”, quanto alli tre gigli sovrapposti, stemma francese, la derivazione di questo castello da certi signori di Bordò (Bordeaux) venuti con Giovanni di Brenne, re di Gerusalemme, i quali, secondo gli storici, lo edificarono nel 1296 e n’ebbero dominio per lunghissimo spazio fino al 1465 e quanto alla corona imperiale, l’essere un tempo stato signore assoluto di sè, e la sua condizione attuale di Municipio, per la specie d’imperìo, o di autorità propria, o delegata, onde ogni municipio è investito”.
Dalla dichiarazione sullo stemma del Comune di Mordano a firma della Magistratura comunale, datata 8 aprile 1851 e conservata in archivio.

L’ORIGINE
Il drago di Bubano

Nel Cinquecento, Seicento si credeva all’esistenza di draghi e serpenti terribili. A tutto questo, contribuiva anche il paesaggio del nostro territorio, che, retaggio del Medioevo, conservava ancora nel Cinquecento foreste e luoghi acquitrinosi in cui l’uomo lottava spesso contro una natura ostile. E’ plausibile quindi che in questo contesto racconti popolari dessero luogo a vere e proprie leggende. E’ così che forse è nata la storia del drago di Bubano narrata da tutti i più importanti storici imolesi che collocano l’episodio nell’XI secolo nelle zone lacustri intorno a Bubano. Si narra che nel 1062 venne scoperto un terribile serpente di smisurata grandezza che uccideva il bestiame, avvelenava l’acqua e di cui tutti i contadini avevano timore. A questo punto gli imolesi decisero di affidare il compito di uccidere il temibile serpente a Cassiano Oroboni che aveva già comandato le truppe imolesi contro i fiorentini. Recatosi con i suoi soldati a Bubano, dove il serpente era solito farsi vedere, attesero finchè esso si decise ad uscire dalla tana. I soldati impauriti daII’improwisa apparizione lo attaccarono con le loro balestre ma le squame del serpente come fossero d’acciaio rigettarono i colpi ed i soldati si ritirarono. Questo accrebbe molto la fama del serpente e si arrivò ad invocare l’aiuto divino per liberare la città dal flagello. E’ a questo punto che le testimonianze dei vari autori si diversificano. Alcuni narrano che sarà un contadino umile e timorato di Dio che con la benedizione della Madonna ucciderà il drago offrendogli del pane benedetto. Narrano poi che fu San Basilio che con il Velo della Vergine trafisse il serpente e dopo questa vittoria tutto il popolo con lui in processione ritorna in chiesa a ringraziare la Madonna ed ai piedi della sua immagine viene dipinto un serpente nell’atto di essere schiacciato. L’unica costante che si ritrova in tutti gli autori, al di là delle diverse interpretazioni, è che il racconto viene sempre ambientato in una boscaglia paludosa nei pressi di Bubano.

TESTIMONIANZE
Diversi sono gli autori che narrano questa vicenda come l’abate Ferri alla fine del Seicento, Nicolò Gamberini, un erudito sacerdote imolese nella prima metà del seicento, il bolognese Pier Lorenzo Galassi, un monaco olivetano in uno scritto del 1666. Riduzione dal volume “Draghi, Santi, paludi e serpenti nel Medioevo Imolese” di Marco Medri, Biblioteca Comunale di Imola