Aumenta le dimensioni del carattereDiminuisci le dimensioni del carattere


ART. 1 – FINALITA’ DEL P.R.G.
1.1 Il PRG promuove il migliore utilizzo delle risorse e la riqualificazione del territorio comunale nel suo insieme regolando i processi di trasformazioni territoriale nel senso indicato all’art. 1 della L. 10/77, e più in generale dalla legislazione urbanistica nazionale e regionale.
Il PRG è redatto ai sensi della legislazione nazionale e regionale vigente, precisamente ai sensi della L.u.r. 47/78 come indicato dal Titolo IV Capo I art. 41 della nuova L.u.r. 20/2000.
La fabbricazione e le trasformazioni d’uso del territorio e degli edifici sono soggette, oltre che alla disciplina del PRG, alle disposizioni del Regolamento Edilizio Comunale, in quanto compatibili con le presenti norme e con le leggi vigenti.

1.2 Il campo di applicazione del PRG è rappresentato dall’intero territorio comunale.

1.3 Hanno carattere prescrittivi i seguenti elaborati di PRG
· Tav 1 Carta dei Vincoli (Piano delle Tutele) scala 1:10000
· Tav 2 Carta dei Vincoli (Piano delle Tutele) scala 1:5000
· Tav 3 Disciplina d’uso Mordano scala 1:2000
· Tav 4 Disciplina d’uso Bubano e Chiavica scala 1:2000
· Tav D ed E Disciplina d’uso Centro Storico (approvato con DPG 291 del 07/06/1999)
· Tav 5 Piano dei Servizi scala 1:5000
· Norme Tecniche d’Attuazione
· Schede di Progetto scala 1:2000
· Schede edifici ed elementi architettonici (approvato con DPG 291 del 07/06/1999)

Sono elaborati costitutivi del PRG anche:
· Relazione Generale
· Elaborati di analisi del PRG precedente, Tav 03, Tav 04, Tav d1(approvato con DPG 291 del 07/06/1999)
· Relazione Geologica e allegati del PRG precedente (approvato con DPG 291 del 07/06/1999)

1.4 In caso di eventuali difformità o contrasti tra gli elaborati di cui al precedente comma prevalgono quelli prescrittivi e tra questi nell’ordine le presenti Norme e poi, le tavole a scala di maggior dettaglio.

1.5 Le presenti Norme, unitamente alla cartografia (tavole di progetto – Disciplina d’uso del territorio), dettano indicazioni e prescrizioni per la stesura dei piani urbanistici attuativi e per la disciplina diretta degli interventi e delle trasformazioni d’uso del territorio comunale. Inoltre, in considerazione che l’intero territorio è classificato sismico di 2° categoria ai sensi della legge 02/02/74 n. 64, negli interventi edilizi, sia piani urbanistici attuativi e sia interventi diretti, occorre la puntuale applicazione delle norme e decreti attuativi della citata legge 64/74 e delle ulteriori norme regionali dirette alla riduzione del rischio sismico per la popolazione.

ART. 2 – DEFINIZIONI
Le presenti Norme costituiscono normativa attuativa del PRG.
Si rimanda pertanto al Regolamento Edilizio per ogni definizione inerente a Parametri Urbanistici ed Edilizi, definizioni di Distanze, Distacchi e Visuali Libere, definizione degli Interventi Edilizi.
Si veda in tal senso anche il successivo articolo 3 comma 3.2.
Si rimanda anche alle seguenti definizioni:

2.1 Territorio Urbano Parte del territorio comunale interno al territorio urbanizzato e/o all’esterno di questo se consolidato o di trasformazione

2.2 Territorio Rurale Parte del territorio comunale eccedente al Territorio Urbano come indicato al comma 2.1

2.3 Comparto o Ambito Porzione di territorio soggetto a Progetto Unitario ottenibile anche attraverso più concessioni ed in fasi diverse

2.4 Superficie Territoriale (St) è la superficie di un’area sulla quale il PRG si attua mediante strumento urbanistico preventivo. E’ comprensiva delle aree per urbanizzazione primaria e secondaria e la superficie fondiaria. Alla superficie territoriale si applicano l’indice di fabbricabilità territoriale e/o l’indice di utilizzazione territoriale per determinare il volume e/o la superficie utile realizzabile. In sede di progettazione degli interventi urbanistici preventivi, all’interno della superficie territoriale vanno ricavate:
- la superficie fondiaria
- la superficie per le opere di urbanizzazione primaria
- la superficie per le opere di urbanizzazione secondaria

2.5 Superficie Fondiaria (Sf) quella parte di area residua edificatoria che risulterà dalla superficie territoriale deducendo le superfici per opere di urbanizzazione primaria e secondaria. La superficie fondiaria va suddivisa in lotti, le cui dimensioni sono fissate, per ciascuna zona omogenea, dalle norme tecniche del PRG. La Sf è la superficie suscettibile di edificazione diretta. Alla Sf vanno applicati l’indice di fabbricabilità fondiaria e/o l’indice di utilizzazione fondiaria per calcolare il Volume e/o la Su realizzabile su ciascun lotto in sede di intervento edilizio diretto, salvo diversa indicazione nel piano particolareggiato (assegnazione di Su realizzabile per ogni singolo lotto)

2.6 Superficie Minima di Intervento (Sm) l’area minima richiesta per poter attuare un intervento edilizio diretto. La Sm è determinata dalle NTA del PRG per ciascuna zona omogenea

2.7 Indice di Fabbricabilità Territoriale (It) il volume utile massimo realizzabile per ogni ettaro di St (mc/ha). L’It rappresenta il volume massimo costruibile per ogni unità di superficie territoriale. L’It si usa in caso di interventi urbanistici preventivi per calcolare il volume massimo costruibile su una determinata St. L’It è fissato, per ciascuna zona omogenea, dalle NTA del PRG e si esprime in mc/mq

2.8 Indice di Fabbricabilità Fondiaria (If) rappresenta il V massimo costruibile per ogni unità di superficie fondiaria. Si usa in caso di intervento urbanistico diretto per calcolare il V massimo costruibile su una determinata Superficie Fondiaria

2.9.1 Indice di Utilizzazione Fondiaria (Uf) rappresenta la massima Sul realizzabile per ogni unità di superficie fondiaria. L’Uf, in caso di intervento edilizio diretto, permette di calcolare la Sul massima realizzabile sul lotto d’intervento

2.9.2 Ut = Indice di utilizzazione territoriale rappresenta la massima superficie lorda utile (SLU) realizzabile per ogni unità di superficie territoriale.
L’indice di utilizzazione territoriale si usa in caso di intervento urbanistico preventivo per calcolare la superficie utile realizzabile su di una determinata superficie territoriale.
L’indice di utilizzazione territoriale è predeterminato per ciascuna zona omogenea e viene normalmente espresso in metri quadrati/mq.

2.10 Superficie Lorda Utile (Slu) ai soli fini urbanistici, si intende la somma della superficie lorda di tutti i piani fuori ed entro terra. Nello specifico:

2.10.1 Slu per le zone omogenee A, B, C per gli edifici con prevalente destinazione abitativa ai soli fini urbanistici, si intende la somma della superficie lorda di tutti i piani (compresi vani ascensore e scale, queste ultime computate una sola volta) fuori ed entro terra. Sono esclusi:
a) il sottotetto per la sola porzione avente altezza libera interna inferiore a ml. 2,00 misurata dal pavimento all’intradosso del solaio di copertura;
b) i servizi tecnici del fabbricato, quando la superficie non è superiore a 6,00 mq: centrale termica, elettrica, di condizionamento, le sale macchine ascensori;
c) i balconi, i terrazzi, i lastrici solari, le logge coperte, le scale esterne aperte su almeno due lati, i porticati e le tettoie;
d) le autorimesse nella misura di 20 mq/100 mc di costruzione. Non vengono computate entro tale limite anche le autorimesse pertinenziali all’edificio abitativo;
e) i seminterrati aventi altezza interna non superiore a ml. 2,40 e la quota del soffitto situata a non oltre ml. 1,30 dal piano avente quota più bassa fra quello stradale o di campagna.
f) I piani totalmente interrati
La chiusura di logge, balconi e scale determina l’aumento della Slu.

2.10.2 Slu per le zone omogenee A, B, C per gli edifici con prevalente destinazione commerciale ai soli fini urbanistici, si intende la somma della superficie lorda di tutti i piani (compresi vani ascensore e scale, queste ultime computate una sola volta) fuori ed entro terra. Sono esclusi:
a) i servizi tecnici del fabbricato: centrale termica, elettrica, di condizionamento, le sale macchine ascensori;

2.10.3 Slu per le zone omogenee D per gli edifici con destinazione artigianale, industriale ai soli fini urbanistici per gli edifici nuovi o esistenti, si intende la somma della superficie lorda di tutti i piani (compresi vani ascensore e scale, queste ultime computate una sola volta, logge chiuse, accessori, costruzioni precarie, ecc. purchè chiuse su tutti i lati) fuori ed entro terra. Sono esclusi:
a) gli impianti e le attrezzature tecniche all’aperto (silos, impianti tecnologici, nastri trasportatori e similari);
b) le tettoie;
c) i volumi tecnici extracorsa degli ascensori;
d) i sotterranei o seminterrati aventi altezza interna non superiore a ml. 2,40 e la quota del soffitto situata a non oltre ml. 1,30 dal piano avente quota più bassa fra quello stradale o di campagna.
La superficie di eventuali alloggi, legati all’azienda e/o per il personale di custodia, è determinata con le modalità indicate al precedente comma 2.8.1

2.10.4 Slu per le zone omogenee D per gli edifici con destinazione alberghiera – ricettiva ai soli fini urbanistici, si intende la somma della superficie lorda di tutti i piani (compresi vani ascensore e scale, queste ultime computate una sola volta) fuori ed entro terra. Sono esclusi:
a) il sottotetto per la sola porzione avente altezza libera interna inferiore a ml. 2,00 misurata dal pavimento all’intradosso del solaio di copertura;
b) i servizi tecnici del fabbricato, quando la superficie non è superiore a mq. 6,00: centrale termica, elettrica, di condizionamento, le sale macchine ascensori;
c) i balconi, i terrazzi, i lastrici solari, le logge coperte, le scale esterne aperte su almeno due lati, i porticati e le tettoie;
d) le autorimesse nella misura di 10 mq/100 mc di costruzione. Non vengono computate entro tale limite anche le autorimesse pertinenziali all’edificio abitativo;
e) i sotterranei o i seminterrati aventi altezza interna non superiore a ml. 2,40 e la quota del soffitto situata a non oltre ml. 1,30 dal piano avente quota più bassa fra quello stradale o di campagna.

2.10.5 Slu per le zone omogenee E ai soli fini urbanistici, per gli edifici destinati ad abitazione necessarie ai fini della conduzione del fondo, si intende la somma della superficie lorda di tutti i piani (compresi i locali destinati al personale di servizio e di custodia, nonché eventuali locali adibiti ad uffici a condizione che gli stessi siano funzionali all’esercizio dell’impresa) fuori ed entro terra. Sono esclusi:
a) il sottotetto per la sola porzione avente altezza libera interna inferiore a ml. 2,00 misurata dal pavimento all’intradosso del solaio di copertura;
b) i servizi tecnici del fabbricato, quando la superficie non è superiore a mq. 6,00: centrale termica, elettrica, di condizionamento, le sale macchine ascensori;
c) i balconi, i terrazzi, i lastrici solari, le logge coperte, le scale esterne aperte su almeno due lati, i porticati e le tettoie;
d) le autorimesse nella misura di 10 mq/100 mc di costruzione;
e) i seminterrati aventi altezza interna non superiore a ml. 2,40 e la quota del soffitto situata a non oltre ml. 1,30 dal piano di campagna;
f) i piani totalmente interrati

2.10.6 Slu per gli edifici destinati a servizi necessari al diretto svolgimento delle attività aziendali, produttive agricole ( quali ad esempio depositi, rimesse agricole, ricoveri per animali, serre fisse, ecc.), ai soli fini urbanistici si intende per Slu la somma della superficie lorda di tutti i piani fuori ed entro terra senza esclusione alcuna.

2.11 Volume somma dei prodotti della Sul per le relative altezze lorde misurate da pavimento a pavimento considerando per l’ultimo piano da pavimento a intradosso del soffitto

2.12 Altezza massima del fabbricato la quota maggiore determinata fra la linea di gronda e l’elemento più basso presente (piano di campagna senza riporti o strada)

2.13 Sl = Superficie per opere di urbanizzazione primaria E’ costituita dalle aree destinate ad accogliere le opere di urbanizzazione primaria comprendenti:
a) le strade e gli spazi di sosta e di parcheggio;
b) le fognature e gli impianti di depurazione;
c) il sistema di distribuzione dell’acqua;
d) il sistema di distribuzione dell’energia elettrica, forza motrice, gas, telefono;
e) la pubblica illuminazione;
f) il verde attrezzato;
g) gli allacciamenti ai pubblici servizi non aventi carattere generale ma al servizio diretto dell’insediamento.
Tali aree vengono determinate caso per caso, in relazione alle necessità, in sede di intervento urbanistico preventivo o in sede di intervento edilizio diretto. Dopo la realizzazione ed il collaudo, le opere di urbanizzazione primaria e le aree relative vanno cedute al Comune secondo le modalità fissate nella convenzione o nella concessione.

2.14 s2 = Superficie per opere di urbanizzazione secondaria E’ costituita dalle aree destinate ad accogliere le opere di urbanizzazione secondaria comprendenti:
a) gli asili nido e le scuole materne;
b) le scuole dell’obbligo;
c) i mercati di quartiere;
d) le delegazioni comunali;
e) le chiese e gli altri edifici per servizi religiosi;
f) i centri civici e sociali, le attrezzature culturali e sanitarie;
g) gli spazi pubblici a parco e per lo sport;
h) i parcheggi pubblici.
La quantità di superficie per le opere di urbanizzazione secondaria da cedere al Comune in sede di intervento urbanistico preventivo è determinata dalle presenti norme di attuazione del P.R.G. per ciascuna zona omogenea.

2.14 su = superificie utile abitabile snr = superficie non residenziale Si riportano le definizioni di Su e Snr di cui al D.M. n. 801 del 10/5//1977 sulle quali si basa il calcolo del contributo sul costo di costruzione:
“Per superficie utile abitabile si intende la superficie di pavimento degli alloggi, misurata al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre di eventuali scale interne, di logge e di balconi”.
“Le superfici non residenziali (sono quelle) destinate a servizi ed accessori, misurate al netto di murature, pilastri, tramezzi sguinci e vani di porte e finestre, e riguardano:
a) cantine, soffitte, locali motore ascensore, cabine idriche, lavatoi comuni, centrali termiche ed altri locali a stretto servizio delle residenze;
b) autorimesse singole e collettive;
c) androni di ingresso e porticati liberi;
d) logge e balconi” misurati al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci e vani di porte e finestre.
e) La Snr viene esclusa dai conteggi della Slu nella misura massima del 60% di Slu.

2.15 sc = superficie coperta E’ costituita dalla proiezione orizzontale di tutte le parti edificate emergenti dal suolo, dotate di strutture di copertura o costituenti esse stesse copertura o riparo.
Le superfici dei volumi aggettanti sono sempre computate.
Sono inoltre computati balconi, portici, loggiati e pensiline anche se completamente aperti.

2.16 q = rapporto di copertura Il rapporto massimo di copertura è dato dal rapporto, espresso in per cento, tra l’area della superficie coperta e l’area della superficie fondiaria.

2.17 sp = superficie permeabile Si intende la superficie del terreno permeabile all’acqua. Si considera superficie permeabile anche la parte eventualmente ricoperta di ghiaia e gli spazi destinati a parcheggio se realizzati con elementi auto bloccanti filtranti.
La superficie permeabile è espressa in percentuale delle SF e si applica sui singoli lotti.

2.18 vl = indice di visuale libera L’indice di visuale libera è il rapporto tra la distanza dei vari fronti della costruzione dai confini di zona ovvero da quelli di proprietà ovvero dai cigli stradali ovvero dagli altri fronti dello stesso edificio e l’altezza dei fronti.

2.19 comparto Nelle zone di espansione si definisce comparto un’area edificabile o edificate parzialmente da trasformare secondo speciali prescrizioni in cui debba essere realizzata una sistemazione edilizia e/o urbanistica in base al PRG.
Il comparto è costituito da una o più zone volte alla integrazione delle funzioni ed alle realizzazioni dei servizi necessari (verde pubblico, parcheggi etc.).
Gli indici edificatori risultano applicati alle singole zone edificabili ed a quelle destinate agli standard urbanistici con l’esclusione delle aree di cessione extra-standard.

2.20 Superficie di Vendita di un esercizio commerciale (Delibera C.R. 1253/99. Per superficie di vendita di un esercizio commerciale si intende, ai sensi del’art. 4 del D.LGS. 114/98, la misura dell’area o delle aree destinate alla vendita, comprese quelle occupate da banchi scaffalature, vetrine, e quelle dei locali frequentabili dai clienti, adibiti alle esposizioni di merci e collegati direttamente all’esercizio di vendita. Non costituisce superficie di vendita quella dei locali destinati a magazzini, depositi, lavorazioni, uffici, servizi igienici, impianti tecnici e gli altri servizi per i quali non è previsto l’ingresso dei clienti, nonché gli spazi di “avancassa” purché non adibiti all’esposizione di merci.

2.14 DEFINIZIONI EDILIZIE DEGLI INTERVENTI
Tutte le definizioni che sono riportate nella scheda sottostante sono da considerarsi ricognitive della normativa regionale e nazionale vigente (in particolar modo alle definizioni contenute nella legge regionale 47/78), l’entrata in vigore di norme nazionali o regionali, che definiscono gli interventi edilizi in maniera diversa comporterà l’applicazione della disciplina delle nuove definizioni a condizione che si tratti di modifiche non sostanziali rispetto alla definizione indicata nelle NTA e che le modifiche siano di carattere nominale della norma e non consistano in una diversa descrizione degli interventi.
1) Manutenzione Ordinaria Fermo restando le eventuali disposizioni e le competenze previste dalle leggi 1 giugno 1939 n. 1089 e 29 giugno 1939 n. 1497 e successive modificazioni ed integrazioni, costituiscono interventi di manutenzione ordinaria quelli che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti quali: 1) pulitura esterna, ripresa parziale di intonaci senza alterazione di materiali o delle tinte esistenti; 2) pulitura, riparazione, sostituzione o tinteggiatura degli infissi esterni, recinzioni, manti di copertura pavimentazioni esterne, senza alterazione dei tipi di materiali esistenti, delle tinte o delle tecnologie; 3) rifacimento parziale di rivestimenti esterni, senza modificazione dei tipi di materiali esistenti, delle tinte o delle tecnologie; 4) riparazioni ed ammodernamenti di impianti tecnici che non comportino la costruzione o la destinazione ex-novo di locali per servizi igienici e tecnologici; 5) tinteggiatura, pittura e rifacimento degli intonaci interni; 6) riparazione di infissi interni, grondaie e canne fumarie; 7) riparazioni di pavimenti interni. Per gli edifici industriali ed artigianali costituiscono intervento di manutenzione ordinaria anche quelli che riguardano le opere di riparazione degli impianti tecnologici.
2) Manutenzione Straordinaria Fatte salve le limitazioni di cui al punto A1 del presente articolo, costituiscono interventi di manutenzione straordinaria le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonchè per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso. In particolare sono opere di manutenzione straordinaria il rifacimento totale di intonaci, di recinzioni, di manti di copertura e pavimentazioni esterne, con modificazione dei tipi di materiali esistenti, delle tinte, nonchè il rifacimento, comportante anche rifacimento ex-novo, di locali per servizi igienici e tecnologici. La manutenzione straordinaria non è ammessa nei casi di restauro scientifico. In tal caso deve essere richiesta la concessione. Per gli edifici industriali ed artigianali costituiscono interventi di manutenzione straordinaria anche le opere e le modifiche necessarie al rinnovamento degli impianti e quelle finalizzate all’adeguamento tecnologico senza aumento di superficie utile di produzione.
3) Cambio di destinazione d’uso
4) Restauro Scientifico Gli interventi di restauro scientifico riguardano le unità edilizie che hanno assunto rilevante importanza nel contesto urbano territoriale per specifici pregi o caratteri architettonici o artistici. Gli interventi di restauro scientifico consistono in un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’edificio, ne consentono la conservazione valorizzandone i caratteri, e rendendone possibile un uso adeguato alle intrinseche caratteristiche. Il tipo di intervento prevede: a) il restauro degli aspetti architettonici o il ripristino delle parti alterate, e cioè; – il restauro o il ripristino dei fronti esterni ed interni; – il restauro o il ripristino degli ambienti interni; – la ricostruzione filologica di parti dell’edificio eventualmente crollate o demolite; – la conservazione o il ripristino dell’impianto distributivo organizzativo originale; – la conservazione o il ripristino degli spazi liberi, quali, tra gli altri, le corti, i larghi, i piazzali, gli orti, i giardini, i chiostri; b) il consolidamento, con sostituzione delle parti non recuperabili senza modificare la posizione o la quota dei seguenti elementi strutturali: – murature portanti sia interne che esterne, – solai e volte, – scale, – tetto, con ripristino del manto di copertura originale; c) la eliminazione delle superfetazioni come parti incongrue all’impianto originario e agli ampliamenti organici del medesimo; d) l’inserimento degli impianti tecnologici e igienico sanitari essenziali nel rispetto delle norme di cui ai punti precedenti.
5) Restauro e Risanamento Conservativo tipo A Gli interventi di restauro e di risanamento conservativo riguardano le unità edilizie in buono o mediocre stato di conservazione che, pur non presentando particolari pregi architettonici ed artistici, costituiscono parte integrante del patrimonio edilizio dell’insediamento storico, sia in quanto elementi partecipanti alla formazione dell’ambiente storico antico, sia perchè significativi dal punto di vista tipologico per la distribuzione interna degli ambienti, la disposizione degli elementi di collegamento verticale o per altre caratteristiche morfologiche. Gli interventi di restauro e di risanamento conservativo sono quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurare la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che nel rispetto degli elementi tipologico, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentono destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio. Gli interventi di restauro e risanamento conservativo tipo a riguardano le unità edilizie il cui stato di conservazione consente di riconoscere la rilevanza tipologica, strutturale morfologica dell’edificio e permette il suo completo recupero. Il tipo di intervento prevede: a) la valorizzazione degli aspetti architettonici per quanto concerne il ripristino dei valori originali mediante: – il restauro e il ripristino dei fronti esterni ed interni; su questi ultimi sono consentite parziali modifiche purchè non venga alterata l’unitarietà del prospetto e siano salvaguardati gli elementi di particolare valore stilistico; – il restauro e il ripristino degli ambienti interni nel caso in cui vi siano elementi di documentata importanza; b) il consolidamento con sostituzione delle parti recuperabili, senza modificare la posizione dei seguenti elementi strutturali: – murature portanti sia interne che esterne – solai e volte – scale – tetto, con ripristino del manto di copertura originale; c) l’eliminazione delle superfetazioni come parti incongrue all’impianto originario e agli ampliamenti organici del medesimo; d) l’inserimento degli impianti tecnologici e igienico-sanitari essenziali nel rispetto delle norme di cui ai punti precedenti.
6) Restauro e Risanamento Conservativo tipo B Gli interventi di restauro e di risanamento conservativo riguardano le unità edilizie in buono o mediocre stato di conservazione che, pur non presentando particolari pregi architettonici ed artistici, costituiscono parte integrante del patrimonio edilizio dell’insediamento storico, sia in quanto elementi partecipanti alla formazione dell’ambiente storico antico, sia perchè significativi dal punto di vista tipologico per la distribuzione interna degli ambienti, la disposizione degli elementi di collegamento verticale o per altre caratteristiche morfologiche. Gli interventi di restauro e di risanamento conservativo sono quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurare la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che nel rispetto degli elementi tipologico, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentono destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio. gli interventi di restauro e risanamento conservativo tipo b) riguardano le unità edilizie in mediocre stato di conservazione in carenza di elementi architettonici ed artistici di pregio che fanno tuttavia parte integrante del patrimonio edilizio storico. Il tipo di intervento prevede: a) la valorizzazione degli aspetti architettonici mediante: – il restauro e il ripristino dei fronti esterni ed interni, su questi ultimi sono ammesse nuove aperture purchè non venga alterata l’unitarietà del prospetto; – il restauro degli ambienti interni; su questi sono consentiti adeguamenti dell’altezza interna degli ambienti rimanendo fisse le quote delle finestre e della linea di gronda; b) il consolidamento e il nuovo intervento strutturale esteso a larghe parti dell’edificio; c) la eliminazione delle superfetazioni definite come parti incongrue all’impianto originario e agli ampliamenti organici del medesimo; d) l’inserimento degli impianti tecnologici ed igienico-sanitari essenziali nel rispetto delle norme di cui ai punti precedenti.
7) Ripristino Tipologico Gli interventi di ripristino tipologico riguardano le unità edilizie fatiscenti o parzialmente demolite che non rientrano nella categoria A1 e di cui è possibile reperire adeguata documentazione della loro organizzazione tipologica originaria individuata anche in altre unità edilizie dello stesso periodo storico e della stessa area culturale. Il tipo di intervento prevede la valorizzazione degli aspetti architettonici mediante: – il ripristino dei collegamenti verticali e orizzontali collettivi quali androni, blocchi scale, portici; – il ripristino e il mantenimento della forma, dimensioni e dei rapporti fra unità edilizie preesistenti ed aree scoperte quali corte, chiostri; – il ripristino di tutti gli elementi costitutivi del tipo edilizio, quali partitura delle finestre, ubicazione degli elementi principali e particolari elementi di finitura. L’edificio verrà Ripristinato sull’originaria Area di Sedime, rispettando soprattutto l’orientamento (Ortogonale o Parallelo) rispetto all’asse centuriale e la composizione dell’area cortiliva.
8) Ristrutturazione edilizia Gli interventi riguardano le unità edilizie che non presentano alcuna caratteristica storico-ambientale ma sono tuttavia compatibili con l’organizzazione morfologica del tessuto urbanistico. Gli interventi di ristrutturazione edilizia sono quelli volti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi e di impianti senza aumento del volume e delle altezze preesistenti. Il tipo di intervento prevede: a) la valorizzazione degli aspetti urbanistici architettonici mediante: – il restauro e il ripristino dei fronti esterni ed interni per le parti originarie ancora conservate e per gli elementi di particolare valore stilistico; mente in generale deve essere salvaguardata l’unitarietà dei prospetti e la configurazione dei corpi edilizi; – il restauro e il ripristino degli ambienti interni per le parti originarie ancora consistenti e per gli elementi di particolare valore stilistico; – il ripristino e la sostituzione dei collegamenti verticali ed orizzontali collettivi nonchè dei servizi; – l’inserimento di nuovi elementi di impianti.
9) Demolizione Gli interventi di demolizione senza ricostruzione riguardano gli elementi incongrui inseriti nelle unità edilizie, quali superfetazioni e corpi di fabbrica incompatibili con la struttura dell’insediamento storico. Il tipo di intervento prevede: a) la valorizzazione degli aspetti architettonici mediante: – la demolizione dei corpi edili incongrui e la esecuzione di opere esterne
10) Ricostruzione Si intende l’operazione congiunta della demolizione di un edificio e successiva edificazione di un fabbricato in luogo del primo autorizzato con la stessa concessione.
11) Ristrutturazione Urbanistica
12) Ampliamento Si intende il complesso dei lavori effettuati al fine di ingrandire un fabbricato esistente, creando nuovo maggior volume. Sopraelevazione: Si intende un ampliamento delle costruzioni in senso verticale.
13) Piani di Recupero di iniziativa Pubblica o Privata ai sensi della L. 457/78
14) Nuova edificazione Si intende il complesso dei lavori rivolti a realizzare un nuovo organismo edilizio o comunque un manufatto edilizio.
15 Recupero e risanamento delle aree libere Gli interventi di recupero e risanamento delle aree libere riguardano le aree e gli spazi liberi di pertinenza delle unità edilizie nel loro insieme ed esterne ad esse e di rilevante importanza come documento dei trascorsi storici dell’insediamento. Il tipo di intervento prevede: a) la valorizzazione degli aspetti urbanistici ed architettonici mediante: – la eliminazione di opere incongrue esistenti e la esecuzione di opere capaci di concorrere alla riorganizzazione funzionale e formale delle aree e spazi liberi.
16 OPERE INTERNE Si intendono opere interne alle costruzioni quelle opere che non siano in contrasto con gli strumenti urbanistici adottati o approvati e con i regolamenti edilizi vigenti, non comportino modifiche della sagoma “della costruzione, dei prospetti”, nè aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non modifichino la destinazione d’uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica dell’immobile e per quanto riguarda gli immobili compresi nelle zone indicate alla lettera A dell’art. 2 del D.M. 2.4.1968, rispettino le originarie caratteristiche costruttive. Ai fini della applicazione delle presenti norme non è considerato aumento delle superfici utili la eliminazione o lo spostamento di pareti interne o di parti di esse.

ART. 3 – RAPPORTI CON GL’ ALTRI STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
3.1 Il PRG è redatto in conformità alla legislazione nazionale e regionale vigente.
Le previsioni e le norme del PRG sono coordinate con quelle dei piani di settore, regionali, infraregionali e comunali, relativi alla Difesa del suolo, alla Difesa delle acque, alle Attività estrattive, al Piano del Commercio e dei Pubblici esercizi, alla costruzione in zona sismica.

3.2 Le presenti Norme s’intendono integrate, in quanto complementari per quanto di competenza, al Regolamento Edilizio Comunale. In caso di contrasto, o anche di semplici difformità prevalgono le presenti Norme e la relativa cartografia.
Per quanto riguarda la definizione degli interventi e la definizione della terminologia e parametri urbanistici edilizi utilizzati essa è comune e incorporata solamente nel corpo di testo del R.E. All’art. 2 delle presenti norme sono riportate solamente le definizioni di carattere urbanistico come scritte nel R.E.

ART. 4 – DESTINAZIONE D’USO E MUTAMENTI
4.1 Gli usi del territorio comunale sono raggruppati nelle seguenti categorie:
A) funzioni abitative e servizi strettamente connessi (cantine, garage, ecc.);
B) b1) funzioni commerciali equivalenti ad esercizi di vicinato (per superfici fino a 150 mq),
b2) gli esercizi pubblici e le attività di servizio, l’artigianato di servizio, mostre, le attività produttive di tipo laboratoriale, funzioni di servizio (culturali, ricreative, sanitarie, pubbliche e private), studi professionali,
b3) funzioni di servizio di tipo diffusivo, ivi comprese mostre ed esposizioni, sedi di attività culturali, ricreative, sportive, spettacolo, politiche e sociali, sanitarie, ambientali, religiose, servizi pubblici ed impianti di interesse generale
b4) funzioni direzionali, finanziarie, bancarie, assicurative, studi professionali e simili
b5) artigianato di servizio, attività produttive di tipo manifatturiero – artigianale solo se laboratoriale;
b6) medio piccole strutture di vendita (fino alla superficie di 800mq) non alimentare;
b7) medio grandi strutture di vendita (fino alla superficie di 1500 mq) non alimentare;
b8) medio piccole strutture di vendita (fino alla superficie di 800mq) alimentare;
b9) medio grandi strutture di vendita (fino alla superficie di 1500 mq) alimentar;
b10) magazzini, depositi e attività di commercio all’ingrosso;
C) c1) funzioni produttive di tipo manifatturiero, ivi compreso i depositi e gli insediamenti di tipo agroalimentare, allevamenti zootecnici di tipo intensivo, sono compresi nell’uso gli spazi produttivi veri e propri, uffici e sale riunione, magazzini, mostre, spazi di servizio e di supporto, mense e spazi tecnici;
c2) stazioni di servizio, distribuzione carburante e servizi all’autotrasporto purchè nel rispetto delle specifiche norme (D.Lgs 32/98 e successive integrazioni) compreso gli spazi per attività commerciali limitate all’utenza automobilistica, i relativi spazi tecnici e servizi di ristoro per una SU massima di mq 100. il tutto nel rispetto di quanto indicato al successivo art. 23;
D) funzioni agricole comprese quelle abitative per imprenditori agricoli a titolo principale ovvero di dipendenti di aziende agricole e i loro familiari secondo i requisiti di cui all’art. 40 L.R. 47/78, funzioni di agriturismo
E) funzioni di tipo alberghiero, ostelli, pensioni, e comunque per il soggiorno temporaneo, compreso i relativi servizi (cucina, spazi tecnici, lavanderie, rimesse, eccc.) e spazi di ritrovo (ristoranti, bar, sale riunione, sala congressi, ecc.) così come individuate dalla L.R. 42/81 me successive modifiche e integrazioni.

4.2 I mutamenti di destinazione d’uso sono soggetti alle procedure ed agli atti previsti, in merito, dalla L.R. n. 46/1988 e successive modifiche e integrazioni. In merito

4.2.1 Costituisce intervento di cambio d’uso, con o senza trasformazioni fisiche, il passaggio da una ad un’altra categoria indicata con le lettere A,B,C,D,E. Costituiscono cambio d’uso variazioni all’interno della stessa categoria se comportano carico urbanistico.
Costituiscono intervento di cambio di destinazione d’uso, con o senza trasformazioni fisiche, il passaggio da una ad un’altra delle sottocategorie contraddistinte al comma 4.1 ai punti b1), b2), b3), b4). Non costituisce cambio d’uso il passaggio all’interno della stessa categoria se non comporta aumento di carico urbanistico.

4.2.2 Abrogato con deliberazione del CC. 22/2002.

4.3 Abrogato con deliberazione del CC. 22/2002.

ART. 5 – PIANO DEI SERVIZI
5.1 Il piano dei servizi di cui al punto 5 dell’art. 13 della L.R. 47/78 è rappresentato dall’art. 20 della presente normativa inserite nel Titolo VI in merito al sistema delle dotazioni territoriali. Rientrano nel Piano dei Servizi le zone omogenee F e G come indicate nella cartografia di Piano, la sottozona G10, la realizzazione di nuove strade e/o l’allargamento delle stesse.
Ai sensi dell’art. 18 L.R. 6/95, il Piano individua e prevede, al fine della sua attuazione, il reperimento delle aree destinate a servizi pubblici anche all’esterno del comparto di attuazione, purchè in aree previste dal Piano dei Servizi con l’esclusione degli standard a parcheggi pubblici che dovranno essere collocati all’interno del Comparto di attuazione.

5.2 E’ ammessa, a discrezione della Amministrazione Comunale, la monetizzazione dello standard come indicato ai successivi articoli delle zone.

ART. 6 – PARCHEGGI PERTINENZIALI
6.1 In tutti gli interventi di nuova costruzione, demolizione e ricostruzione, ristrutturazione edilizia (solo se comporta un fabbricato oggettivamente diverso sostanzialmente e/o totalmente dal preesistente CdS sezV n. 98 del 03/02/1999), cambio di destinazione d’uso fra categorie diverse (art. 4 delle presenti norme), ampliamento, in aggiunta alla cessione di spazi per parcheggio pubblico eventualmente prevista dalle norme relative alle zone B, C, di cui al titolo IV delle prescritte norme, vanno previsti spazi di parcheggio privato pari a: 1 m2ogni 10 m3

6.2 L’obbligo di reperire aree per parcheggio pertinenziale non sussiste in caso di cambio di destinazione d’uso per unità immobiliari di SU inferiore a 40 mq e/o qualora lo standard richiesto sia inferiore o uguale a quello esistente, e comunque con esclusione dei pubblici esercizi.

6.3 Tali parcheggi potranno essere ricavati nel lotto di pertinenza dell’edificio (area scoperta), o nella costruzione stessa come autorimessa o posti auto coperti, oppure promiscuamente, o, nell’ambito di PIANI ATTUATIVI preventivi, anche su aree che non facciano parte del lotto, purchè siano asservite all’insediamento con vincolo di destinazione a parcheggio.
Tali spazi di sosta dovranno essere opportunamente indicati con apposita segnaletica ed eventuali ulteriori prescrizioni potranno essere dettate in sede di concessione/autorizzazione per una più facile accessibilità al parcheggio stesso.
Le autorimesse private saranno di norma accorpate all’edificio principale; è comunque esclusa la formazione di autorimesse mediante box in lamiera.

6.4 Criteri di calcolo delle superfici
La S.U. dell’immobile cui fare riferimento per la determinazione degli spazi da destinarsi a parcheggio pertinenziale deve essere quella che concorre a determinare una reale incidenza, vanno quindi esclusi dal computo le cubature accessorie e i vani tecnici, i garage, i vani completamente interrati destinati a servizi con H < 2.40 e le pertinenze come definite dall’art. 7 della L 92/84.
Ai fini del rispetto della legge 24.03.1989 n. 122, la superficie convenzionale di un posto auto, comprensiva dei relativi spazi di disimpegno, si considera pari a mq 25.
dimensioni minime del posto auto m. 5,00 x m. 2,40, oltre agli spazi di manovra
Nello specifico a seconda della destinazione d’uso:
Destinazione d’uso (art. 4 NTA) Descrizione Parametri di dimensionamento
A Funzione abitativa ecc. 0.20 mq/1mq Slu con un minimo di almeno 2 posti auto per u.i.
B1 Funzioni di servizio ecc. 0,4 mq/1mq Slu
B2 Funzioni direzionali ecc. 0,4 mq/1mq Slu
B3 Commercio di dettaglio Si veda 6.4.1
B4 Artigianato di servizio ecc. 0.15 mq/1mq Slu
B5 Funzioni distributori ecc. 0.15 mq/1mq Slu
C Funzione produttiva ecc. 0.15 mq/1mq Slu
D Funzione agricola ecc. 0,0 mq/1mq Slu
E Funzioni alberghiere ecc. 1 mq/1mq Slu
Fatte salve le diverse specificazioni normative, la quantificazione è data dalla differenza fra l’uso in atto e quello proposto. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione di cui al comma 9.8, le dotazioni di standards e di spazi vanno quantificate in misura intera, con riferimento alle funzioni del fabbricato ricostruito.
In ambito extraurbano i parcheggi sono preferibilmente realizzati con minimi interventi edilizi (assenza di cordoli, finiti a stabilizzato, alberati e con illuminazione ridotta al minimo).

6.4.1 dotazioni di parcheggi pertinenziali e di aree per il carico e scarico merci (Delibera C.R. 1253/99)
I parcheggi pertinenziali di un esercizio commerciale o centro commerciale devono essere di uso comune, ossia destinati a tutti i clienti. Pertanto devono essere collocati e organizzati in modo da essere accessibili liberamente e gratuitamente dai clienti stessi; possono trovarsi all’interno di recinzioni, ma in tal caso le chiusure degli accessi devono essere eventualmente operanti solamente nelle ore e nei giorni in cui l’attività di cui sono pertinenza è chiusa.
I parcheggi pertinenziali sono generalmente localizzati nella stessa unità edilizia che contiene l’unità o le unità immobiliari di cui sono pertinenza; possono altresì essere localizzati anche in altra area o unità edilizia posta in un ragionevole raggio di accessibilità pedonale, purché permanentemente asservita alla funzione di parcheggio pertinenziale, e purché collegata alla struttura di vendita con un percorso pedonale protetto (marciapiede, attraversamenti segnalati) e privo di barriere architettoniche.
I parcheggi pertinenziali devono essere collocati in area distinta dai parcheggi pubblici e dalle aree a verde pubblico, senza sovrapposizioni.
Nel caso di strutture di vendita con più di cento dipendenti per turno di lavoro è opportuno che nell’ambito dei parcheggi pertinenziali sia individuata una porzione specifica destinata ai dipendenti della struttura.
Nel caso di strutture con parcheggi pertinenziali per una capienza complessiva di più di 100 posti-auto, e dislocati in più gruppi di posti-auto con accessi differenziati, è prescritto l’impianto di segnalamento automatico che indirizzi gli utenti verso l’accesso più opportuno in relazione alla disponibilità di posti.
In ogni caso devono essere assicurate efficaci soluzioni di accesso, e adottati tutti gli accorgimenti necessari ad agevolare la fruizione dei parcheggi e l’accessibilità da questi ai punti di vendita, con particolare riferimento al superamento delle barriere architettoniche.

6.4.1.1 Caratteristiche tipologiche dei parcheggi pertinenziali I parcheggi pertinenziali possono essere realizzati in superficie e alberati, oppure in soluzioni interrate o fuori terra, anche multipiano, secondo i limiti di edificazione stabiliti dalle presenti norme. I grandi parcheggi pertinenziali di capienza superiore a 100 posti-auto dovranno essere realizzati interrati e/o pluripiano che minimizzino l’estensione della superficie che viene impermeabilizzata.

6.4.1.2 Dotazione minima di aree destinate a parcheggi pertinenziali per la clientela.
a) Esercizi di vicinato:
Superficie minima pari a: 1 m2 ogni 10 m3 (direttamente accessibili da parte della clientela);
b) Medie e grandi strutture di vendita di prodotti alimentari:
- per esercizi fino a 400 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 30 mq. di superficie di vendita o frazione ;
- per esercizi da 400 fino a 800 mq. di superfici di vendita:
1 posto-auto ogni 18 mq. di superficie di vendita o frazione;
- per esercizi da 800 fino a 1500 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 13 mq. di superficie di vendita o frazione;
- per esercizi con oltre 1500 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 8 mq. di superficie di vendita o frazione;
c) Medie e grandi strutture di vendita di prodotti non alimentari:
- per esercizi fino a 400 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 40 mq. di superficie di vendita o frazione;
- per esercizi da 400 mq. fino a 800 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 25 mq. di superficie di vendita o frazione;
- per esercizi da 800 mq. fino a 1500 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 20 mq. di superficie di vendita o frazione;
- per esercizi con oltre 1500 mq. di superficie di vendita:
1 posto-auto ogni 13 mq. di superficie di vendita o frazione;

6.4.1.3 Centri commerciali la dotazione richiesta è pari a quella che risulta considerando la somma delle superfici di vendita degli esercizi per la vendita di prodotti alimentari, separatamente, la somma delle superfici di vendita degli esercizi per la vendita di prodotti non alimentari, ed applicando a tali somme le dotazioni richieste ai sensi delle precedenti lettere b) e c).
Nel caso di centri commerciali, complessi commerciali di vicinato o aree commerciali integrate, alle dotazioni richieste di parcheggi pertinenziali relativi alle attività commerciali si sommano le dotazioni relative alle altre eventuali funzioni presenti o previste (pubblici esercizi, attività terziarie, attività ricreative, ecc.) nella misura prescritta dallo strumento urbanistico generale.
Nel caso che le diverse attività previste utilizzino i parcheggi pertinenziali in comune in fasce orarie diverse, sono ammissibili corrispondenti riduzioni delle quantità prescritte.

6.4.1.4 Casi di possibile riduzione delle dotazioni Al fine di agevolare le iniziative tendenti all’ammodernamento, alla qualificazione e al consolidamento della rete preesistente, possono essere reperite dotazioni di parcheggi pertinenziali inferiori a quelle di cui al precedente punto 4) nei soli seguenti casi:
a) nell’ambito di Progetti di valorizzazione commerciale di aree urbane di cui all’art. 8 della L.R. n. 14/1999 qualora sia previsto dal progetto che l’accesso dell’utenza avvenga in misura significativa a piedi o con i mezzi collettivi o con veicoli leggeri, e purché gli interventi siano limitati alla ristrutturazione edilizia e al cambio d’uso. Le dotazioni di cui al precedente punto 4 sono comunque da richiedere nel caso di interventi di ristrutturazione urbanistica, di demolizione e ricostruzione, di nuova costruzione;
b) nel caso di interventi di ristrutturazione o di ampliamento di preesistenti strutture di vendita o centri commerciali, entro il limite di un ampliamento massimo del 20% della superficie di vendita precedentemente autorizzata, e purché non si superi con l’ampliamento il limite dimensionale delle medie strutture di vendita;
c) nel caso di formazione di centri commerciali di vicinato o complessi commerciali in cui non siano compresi esercizi che superano la dimensione degli esercizi di vicinato, purché nell’ambito dei centri storici e a condizione che gli interventi edilizi siano limitati al cambio d’uso, alla ristrutturazione edilizia e recupero di edifici preesistenti.
Nei suddetti casi (a,b,c) il Comune richiederà in alternativa la realizzazione di opere di arredo urbano o di miglioramento dell’accessibilità a piedi o con veicoli leggeri.

6.4.1.5 Aree per il carico e lo scarico delle merci. Le medio-grandi strutture di vendita di prodotti alimentari e le grandi strutture di vendita devono essere dotate di un’area pertinenziale riservata alle operazioni di carico e scarico merci e al parcheggio di veicoli merci, dimensionata secondo le esigenze attese.
Per le medio-grandi strutture di vendita di prodotti alimentari tale area deve essere delimitata rispetto alle aree di parcheggio quanto meno con un’idonea segnaletica orizzontale e verticale.
Per le grandi strutture di vendita l’area di cui sopra deve essere delimitata con alberature e/o elementi artificiali eventualmente amovibili, e deve essere raccordata con l’innesto sulla viabilità pubblica con un percorso differenziato rispetto ai percorsi dei veicoli dei clienti.
Per le grandi strutture di vendita è inoltre preferibile, ove possibile, realizzare due innesti separati, per le merci e per la clientela, su strade pubbliche diverse.

ART. 7 – NORME SUI MATERIALI
Per quanto riguarda le norme sui materiali valgono le norme del Regolamento Edilizio.

ART. 8 PPA
Il Programma Pluriennale di attuazione è lo strumento di attuazione che delimita le aree nelle quali debbono realizzarsi le previsioni del PRG in un arco di tempo non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni (art. 13 L. 10/77)
Il Contenuto e la procedura di formazione del PPA è stabilito dalla L.R. 2/78, dall’art. 19 della L.R. 47/78, sostituito dall’art. 14, L.R. 23/80, o da altre disposizioni di legge che sostituiscano le leggi regionali menzionate.